Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/25

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proemio. 3

solamente habbi giovato, et dilettato a’ Cittadini la Architettura; ma gli habbi ancora grandemente honorati? Chi sarà colui, che non si reputi ad honore, lo havere edificato; essendo reputato ancora a gloria l’haver fatte un poco accuratamente le propie case ov’egli habiti? Gli huomini da bene approvano, et insieme si rallegrano, che tu con lo haver fatto un muro o un portico bellissimo, et postovi ornamenti di Porte, di Colonne, et di Coperture, habbi fatto il fatto tuo, et il loro; per questo certo piu che per altro, che e’ cognoscono che tu hai accresciuto con questo frutto delle tue ricchezze a te, al Casato, a’ descendenti, et alla Città tua molto di honore, et di dignità. Il Sepolcro di Giove diede principio a nobilitare la Isola di Creta, ne Delo era tenuto tanto in pregio per l’Oracolo d’Apolline; quanto per la forma, et bellezza della Città, et per la maiestà del tempio. Quanta autorità habbia arrecato l’edificare all’Imperio, et nome Romano, non accrescerò io con il mio dire, più che quella, che noi per i Sepolcri, et per le Reliquie dell’antica magnificentia, sparse per tutto, veggiamo haverne data cagione che si presti fede, a molte cose dette dalli Historiografi, le quali forse altrimente sarebbono parute incredibili. Lodava Tucidide oltramodo la prudenza degli antichi, che havessino talmente adorna la lor Città d’ogni sorte di edificii; che mediante quegli la possanza loro apparisse molto maggiore che non era. Et chi è stato quello infra i grandissimi, et prudentissimi Principi, che tra le prime lor cure, o pensieri di perpetuare il nome, et la posterità sua, non si sia servito dell’Architettura? Ma di ciò sia detto abastanza. Questo finalmente sia vero, che per bisogno, per stabilità, per dignità, et per ornamento del Publico, siamo grandissimamente obligati all’Architettore. Il quale faccia che noi possiamo nella quiete, con tranquillità, allegrezza, et sanità; nel travagliare, con utilità, et guadagno; et nell’una, et nell’altra, senza pericolo, et con dignità ritrovarci. Non negheremo adunque ch’egli non sia da esser lodato, et tenuto in pregio, et da esser posto sì per la piacevolezza, et per la maravigliosa gratia delle opere; sì per la necessità, et per gli aiuti, et fortezza delle cose trovate da lui; sì per il frutto della futura etate, infra i primi huomini, che habbino meritato quali si siano premii, et honori. Laonde havendo noi conosciute queste cose esser talmente fatte, cominciammo per diletto dell’animo nostro a ricercare con più diligenza de l’arte, e de le cose loro. Et da che principii elleno derivassero, et di che parti fussino compote, et finite: Et havendole trovate varie di generi; di numero quasi infinite; di essentia maravigliose; di utilità incredibili; in modo che talvolta non era manifesto qual conditione di huomini, o qual parte di republica, o quale stato di Città, fusse più obligato allo Architettore; anzi allo Inventore di tutte le comodità; il publico, o il privato; le cose sacre, o secolari, lo starsi, o il travagliare, i particulari, o pur tutta la humana generatione, deliberammo per più cagioni, che qui sariano lunghe a raccontarsi di raccorre esse medesime cose, che in questi dieci libri sono scritte. Nel trattare delle quali terremo questo ordine. Noi certo habbiamo considerato, che lo edificio è un certo corpo fatto sicome tutti gli altri corpi, di disegno, et di materia: l’uno si produce dallo ingegno, la altra dalla natura: onde a l’uno si provede con applicamento di mente, et di pensiero, all’altra con apparecchiamento, et sceglimento. Et habbiamo ancora considerato, che ne l’uno, ne l’altra da per se, non è bastante, senza la mano d’uno esercitato Artefice, che sappia far componimento della materia con debito disegno. Et essendo vario lo uso de gli edificii bisognò andare investigando, se una medesima sorte di disegno si convenisse a tutte le maniere de gli edificii. Et per questa cagione habbiamo distinte le maniere de gli edificii. Nelle quali conoscendo noi, che era di grandissimo momento, il modo, et il componimento delle linee, infra di loro, dal quale potesse nascere uno composto, di eccessiva bellezza: Cominciammo per questo ad


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