Pagina:Alberti - Della pittura e della statua, Milano, 1804.djvu/44

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

di leonbatista alberti. 15

(Tav. II. Fig. 1. e 2.) Ma questo luogo ne avvertisce, che si debbono dire alcune cose de’ lumi, e de’ colori. Che i colori si variino, mediante i lumi, è cosa manifesta; conciossiachè qualsivoglia colore non apparisce nell’ombra allo aspetto nostro, tale quale egli apparisce quando egli è posto a’ raggi de’ lumi. Imperocchè l’ombra mostra il colore offuscato, e il lume lo fa chiaro ed aperto. Dicono i Filosofi, che non si può vedere cosa alcuna, se ella non è vestita di lume, e di colore, e però è una gran parentela infra i colori ed i lumi, a far la veduta, la quale quanto sia grande si vede da questo, che mancando il lume, essi colori ancora diventando a poco a poco oscuri mancano ancor essi, e ritornando la luce o il lume, ritornano ancora insieme con quella i colori alla veduta nostra mediante le virtù de’ lumi. La qual cosa essendo così, sarà bene la prima cosa trattare de’ colori, e di poi andremo investigando in che modo i detti colori si variino mediante i lumi. Lasciamo da parte quella disputa filosofica, mediante la quale si vanno investigando i nascimenti e le prime origini de’ colori. Imperocchè che importa al Dipintore lo aver saputo, in che modo il colore si generi dal mescolamento del raro e del denso, o da quel del caldo, e del secco, o da quello del freddo e dell’umido? Nè disprezzo io però coloro che filosofando disputano de’ colori in tal mo-