Pagina:Alberti - Della pittura e della statua, Milano, 1804.djvu/45

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16 della pittura

do, che essi affermano che le spezie de’ colori sono sette, cioè, che il bianco ed il nero sono i duoi estremi, infra i quali ve n’è uno nel mezzo, e che infra ciascuno di questi duoi estremi, e quel del mezzo, da ogni parte ve ne sono due altri: e perchè l’uno di questi due si accosta più allo stremo che l’altro, gli collocano in modo che pare che e’ dubitino del luogo dove porli. Al Dipintore è abbastanza il saper quali sieno i colori, ed in che modo e’ s’abbino a servir d’essi nella Pittura. Io non vorrei esser ripreso da quei che più sanno, i quali mentre seguitano i Filosofi, dicono che nella natura delle cose non si trova se non duoi veri colori cioè il bianco ed il nero, e che tutti gli altri nascono dal mescolamento di questi. Io veramente, come Dipintore la intendo in questo modo quanto a’ colori che per i mescolamenti de’ colori naschino altri colori, quasi infiniti. Ma appresso a’ Pittori quattro sono i veri generi de’ colori, come son quattro ancora gli elementi, dai quali si cavano molte e molte specie. Perciò che egli è quello che par di fuoco, per dir così, cioè il rosso, e poi quel dall’aria che si chiama azzurro: quel dall’acqua è il verde: e quel dalla terra ha il cenerognolo. Tutti gli altri colori noi veggiamo che son fatti di mescolamenti, non altrimenti che ci pare che sia il diaspro ed il porfido. Sono adunque i generi de’ colori quattro, dai