Pagina:Albini - Le nostre fanciulle.djvu/117

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Serenità 75

e guardate sinceramente nella vostra anima, vi chiedete: «Perchè lascio che si abbia una così grande pietà di me? Non sento io, nel mio profondo, una ribellione contro questo dolore che mi vorrebbe schiacciare?» E già in Voi s’agita un’impazienza di vita nuova, la coscienza di una forza dapprima ignota. Ed è di laggiù che viene; da quella provvista di piccole gioie sane, accumulate nella lontana fanciullezza felice.

«Noi pensiamo — mi diceva un’educatrice straniera — che è dovere di procurare ai bambini una vita felice: quand’essi hanno conosciuto la felicità crescono forti, coraggiosi e fiduciosi: sanno che essa esiste nel mondo e, se verranno giorni tristi, potranno sperare che torneranno i lieti; mentre chi soffre nell’infanzia e non conosce amore e allegrezze, cresce pauroso, timido o scettico: non sa che cosa sia la felicità e non può pensare di ritrovarla nella vita».

Oh, se sapeste come l’anima mia consentì a quest’idea che ebbi sempre dentro di me, e che l’esperienza della vita non fece che rendere sempre più tenace! Quando io sento dire

Serenità 75