Pagina:Albini - Le nostre fanciulle.djvu/41

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Sofia Bisi Albini. La sua vita e la sua opera xliii

gliuolo che le assomiglia tutto, farà la convalescenza della grave malattia con la quale ha chiuso la sua vita di soldato. Per tutte le ore del giorno e della notte sarà suo quel figliuolo diletto: le parlerà di Gigi e della guerra ma soprattutto del suo prossimo avvenire di lavoro e di serenità. Complottano mamma e figliuolo, fanno progetti di lavoro. E Maso non s’accorge che mentre egli risale verso la pienezza delle sue forze la mamma è sempre più lieve, più pallida e più stanca.

Ma se scrive ancora? se guarda gioiosamente Jetta, guarita anche lei, che è diventata la sua infermierina, e Maso e il papà che è stato preoccupato per tutti e ora vuol essere sereno? Sarebbero tutti sereni se ci fossero anche i due lontani che darebbero più rapide forze alla mamma.

Ma viene un giorno in cui l’Indomabile confessa: «Non ne posso più...»

È il crollo. Crisi cardiache la squassano angosciosamente, vuotandola alle fonti della vita. Poi, dolcemente scivola nel letargo. Per otto giorni ancora i suoi cari la sentiranno, bianca e sognante, ripetere l’ultimo nome che le è rimasto sulle labbra: Maso... Maso... Maso... Poi anche la voce si estingue. Non respira più. È già lontana...

Sofia Bisi Albini. La sua vita e la sua opera xliii