Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/140

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meni della vita vegetativa, voglio dire al modo di crescere, di nutrirsi, di riprodursi, di ammalare, ma estese altresì alle funzioni di un’ordine superiore concedendo alle piante moto, sensibilità, appetito, e perfino intelligenza, di guisa che a udir lui, tu trovi fiori che si rattristano, erbe che si adirano, piante che si rallegrano e piangono. Nello spiegare i fenomeni della nutrizione fece gran caso dei pori, che egli distinse in esalanti ed assorbenti, dando speciale importanza alle differenze che ci corrono rispetto alla grandezza, e al modo onde sono distribuiti e ordinati. E appunto nei pori si avvisò d’aver trovata la ragion vera della caduta permanenza delle foglie, opinando, che quando i pori sono grandi nella radice e piccoli nelle altre parti la pianta assorbisca più di quanto perde, e perciò stesso conservi a lungo verde la fronda, laddove per contrarie circostanze la foglia facilmente dissecchi e cada. E basti di Empedocle, di questo grande Siciliano, che a ragione può dirsi Padre e Creatore come della Fisica e della Chimica, così ancora della Anatomia e della Fisiologia vegetale. Compaesano e coetaneo di lui fu Acrone fondatore dell’empirismo medico, che voglion abbia dettate regole sul vitto, e ragionato dell’uso di molte piante. Ma i suoi libri sono perduti, nè ci resta traccia delle sue speciali opinioni. Di cose medico-botaniche scrissero pure altri due Siculi menzionali da Plinio, e da Galeno, voglio dire Filistione da Catania au-