Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/142

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rapidamente, ma anche presto muojono le piante, le quali hanno le vene diritte, per ciò che l’acqua e gli umori scorrono troppo rapidamente attraverso i loro canali. Ad Ippone poi dobbiamo d’avere per il primo insegnato, che come la coltura fa domestici gli alberi selvatici, così se questa si abbandoni si trascuri, essi inselvatichiscono di nuovo. Ma certamente i maggiori meriti per l’avanzamento delle cognizioni botaniche sono dovute ai medici. E quantunque abbia il tempo distrutte tutte quante le opere anteriori ad Ippocrate, bastano ciò nullameno quelle del medico di Coo per attestare, quanto estese fossero fino d’allora le cognizioni dei greci in fatto di piante utili alla medicina. Non può essere mio intendimento di qui noverare ad una ad una le stirpi, delle quali si fa parola negli scritti d’Ippocrate, tanto più che essi non sono già, come altri potrebbe credere, fattura di un uomo solo, sì bene il frutto degli studii e delle osservazioni di sette generazioni di medici di una medesima famiglia, che pel corso di due secoli e mezzo esercitarono l’arte salutare nella Grecia. Delle 230 specie di piante menzionate nelle opere ippocratiche addurrò qui, perchè più conosciute in grazia dell’uso che se ne fa anche oggidì in medicina, il Cardamomo, il gengevo, il pepe, la robbia, il galbano, l’opoponace, il jusquiamo, la mandragora, il verbasco, la cicuta, il sambuco, la squilla, la ruta, il ranuncolo, la salvia, la menta, la senape, il guado, la malva, il car-