Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/156

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innanzi. Essere nei vegetali di poderosa virtù il clima, e il suolo, che quella pianta, che qui ti cresce rigogliosa e produttiva, là intristisce, e si fa sterile, e n’ha gli esempii nelle palme, nel granato, che presso a Babilonia fanno bene a meraviglia, trasportati in Grecia frutti non danno o cattivi. Venendo a dire del sito e della qualità dei luoghi più confacevoli ai vegetali ci fa sapere, che tra le piante quali si dilettano dei luoghi secchi, aperti, a solatio, quali degli umidi ombrosi, quali amare il monte, quali il piano. I legni degli alberi cresciuti in luoghi elevati aver tempra più soda, più resistente, durare più a lungo. La quale influenza nei vegetali non giunge tuttavia fino a mutarne natura, e però vuole, che si rimandi tra le favole l’asserzione di taluni, che virtù di terreno valga a far sì, che da orzo nasca frumento, da frumento orzo. Ne tiene abbastanza comprovato, che togliendo agli alberi certe parti diventino al pari degli animali inabili a produr seme. Nei libri che seguono, oltre le cose che a noi parve per tener dietro al logico andamento delle idee dovere congiungere ed unire con quelle, che nel primo si discorrono, troviamo ricordate e descritte di molte piante note a que’ tempi. Dal libro secondo al quarto l’autore tratta specialmente degli alberi ed arbusti. Di alberi forestieri alla Grecia ti nomina il fico de’ Bramini, ed un cotal albero d’Egitto, che ha foglie sensibili. Nel capo 2.° del libro 4 trovi la più antica descrizione,