Pagina:Alessandro Volta, alpinista.djvu/10

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6 il volta alpinista

mano rivelando alle genti i tesori, le bellezze, le seduzioni di quel nuovo mondo, per tanti e tanti secoli affatto sconosciuto. Gli artisti si commossero subito alle prime relazioni alpinistiche, ed arsero d’entusiasmo pel nuovo ambiente che si apriva, vergine e fecondo, al loro estro; e dal connubio appunto della scienza coll’arte surse, non molti lustri or sono, ciò che fu detto alpinismo. Pullularono dippoi, e formicolano oggidì, tutti gli esseri svariatissimi e più o meno genuini — dai «clowns» delle rupi agli eroi degli alberghi di montagna — che vanno sotto la qualifica generica di alpinisti.

Data, adunque, la fede di battesimo dell’alpinismo nei lavori degli scienziati del secolo scorso, e quella di cresima nelle opere degli artisti, dallo scorcio del settecento alla metà dell’ottocento, è naturale che Alessandro Volta — scienziato perfetto e moderno, e per di più dalla mente educata ad uno squisito sentimento di arte — accogliesse tosto in sè quell’amore per la montagna, che sbocciava a’ suoi dì dalle più elette intelligenze, destinato a rigogliosa fioritura ed a frutti stupendi. In altri termini: scienziato ed artista, l’illustre figlio di Como non poteva a meno d’essere anche alpinista, dal momento che l’alpinismo, nella sua nobile espressione originale — che invano tentano di offuscare i gretti partigiani dello sport puro e semplice — significa portato di scienza e manifestazione di arte; portato della scienza, divenuta positiva con l’instaurazione completa, in ogni suo ramo, dello sperimentalismo e manifestazione dell’arte, che, sotto l’influenza sovrana e benefica della scienza, si è rinnovata. La qual cosa spiega perchè l’antichità ed i tempi di mezzo, che pur hanno dato tanti capolavori artistici, siano stati completamente estranei — tranne qualche lampo divinatorio di ingegni sublimi, quali l’Alighieri, il Petrarca, Leonardo da Vinci — all’idea alpinistica.


Come tutti i grandi naturalisti — da Aristotele a Carlo Darwin — il Volta compiè, durante la sua gloriosa carriera, parecchi viaggi. Chi volesse trattare l’argomento: Volta viaggiatore troverebbe materia abbondante per mettere assieme un bellissimo studio. Il grande fisico aveva bisogno di viaggiare, onde raccogliere nuovi elementi per le sue ricerche progressive e per discutere di presenza, intorno ai fenomeni che andava decifrando, coi migliori studiosi del suo tempo. Il vedere coi propri occhi ed il discutere a viva voce è per lo scienziato, che è spinto dall’ardore verso il nuovo e l’ignoto, incomparabilmente più proficuo dell’apprendere le nozioni dai libri e del conversare per lettera.