Pagina:Alestra - Il cielo, 1896.djvu/13

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 12 —

130nella mobilità tersa del cielo,
allora che di là scende uniforme
il tremulo splendore delle stelle,
sembra che salga dai mortali un voto
nella pace che forte si continua
135per l’etra scura e la fiorita gleba,
sotto gli archi di storici palazzi,
di basiliche insigni e mausolei
di più belle città monumentali:
ivi, il passato classico ridona
140forma novella a chi muto s’ispira.
Tal, vide Goethe, sotto la stellata
volta del ciel, la maestà di Roma:
nella silente, vide, ombra diruta,
tra doriche colonne il Colosseo;
145e dove, taciturno, egli mirava
tra archi jonici e capitelli acantei,
s’apria la spazïosa Ara celeste,
l’entusïasta suo sguardo guidando
delle tacenti stelle all’armonia.
150Drizzava il vate, la sua mente illustre,
sulla cavea della tiburnea mole,
mentre, riflessi di bagliori ignoti
sull’erbe fosche da ecatombe note,
quale vetusto codice mostravangli,
155la potenza dei Cesari passati.
Dorme il creato, e di lassù il segreto
precipuo suggel spezza la morte
nell’altissima quiete, e l’eternarsi