Pagina:Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu/212

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ii. del principe e delle lettere
 



lungamente, si vive fra noi, popoli dotti moderni, che fra i rozzissimi antichi; e dopo un lungo ragionare, osservare e scrivere, dopo la stessa circolazione del sangue scoperta e dimostrata, bisogna pure con certezza d’imparziale giudizio venirne a conchiudere che la poca scienza medica possibile a dimostrarsi, stava giá quasi tutta nel libriccino di Ippocrate. La chirurgia pare aver fatto molto piú progressi; e certamente gli ha fatti sopra i tempi barbari di mezzo infra i romani e noi, tempi in cui ogni scienza ed arte perduta si era: ma come sappiamo noi se bene o male operassero gli antichi chirurgi delle cólte nazioni? Ogni giorno, con lo scoprimento di inscrizioni o di pitture o di instrumenti o di altro, ci disingannano gli antiquari su le invenzioni di molte cose moderne, che privativamente ci andavamo attribuendo.

Ed ecco, a un dipresso, gli utili divini effetti che le scienze, di tanto accresciute, hanno recato ai moderni popoli. Esaminiamo ora gli effetti che hanno arrecato le lettere ai popoli liberi antichi; e, fra loro paragonandoli, poniamo in chiaro se maggiormente giovassero a quelli le lettere, o a noi le scienze; e cosí, se piú nuocesse a quelli la ignoranza nelle scienze o a noi il deviamento delle lettere.

Atene, tal ch’ella fu colla sua sublimitá e con i suoi difetti, Atene, madre d’ogni sforzo di politica virtú, madre di un cosí bel vivere e libero e civile; Atene in gran parte era pur tale creata da Solone. E Solone, non uomo scienziato, ma letterato era e filosofo; e il cuor dell’uomo profondamente studiato e conosciuto avea, piú assai che le leggi dei corpi. Ma Solone, in un tale e sí importante studio, quanto non avrá egli imparato da Omero profondo conoscitore, descrittore e commovitore sovrano di tutte le umane passioni ed effetti? E Socrate quindi, e Platone e Aristotile, e Sofocle ed Euripide, e Demostene e Tucidide e Pindaro e tutti in somma i sublimi filosofi e letterati di Grecia, figli essi stessi di libertá e di virtú, non furono poscia costoro in ogni tempo, a chi ben li lesse e sentí, un possente stimolo, un irresistibile incentivo al praticare, amare e difendere la libertá e la virtú? Ed ogni bel