Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. III, 1947 – BEIC 1728689.djvu/289

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atto primo 283
in breve, io ’l giuro...

Cesare  Or basti. — Io nell’udirvi
sí lungamente tacito, non lieve
prova novella ho di me dato; e, dove
me signor d’ogni cosa io pur tenessi,
non indegno il sarei; poich’io l’ardito
licenzíoso altrui parlare osava,
non solo udir, ma provocare. A voi
abbastanza pur libera non pare
quest’adunanza ancor; benché d’oltraggi
carco v’abbiate il dittator, che oltraggi
può non udir, s’ei vuole. Al sol novello,
lungi dal foro, e senza armate scorte
che voi difendan dalla plebe, io dunque
entro alla curia di Pompeo v’invito
a consesso piú franco. Ivi, piú a lungo,
piú duri ancora e piú insultanti detti,
udrò da voi: ma quivi, esser de’ fermo
il destino dei Parti. Ove ai piú giovi,
non io dissento, ch’ivi fermo a un tempo
sia, ma dai piú, di Cesare il destino.