Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. III, 1947 – BEIC 1728689.djvu/290

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ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Cicerone, Cimbro.

Cicer. Securo asilo, ove di Roma i casi

trattar, non resta, altro che questo...
Cimbro  Ah! poco
ne resta a dir; solo ad oprar ne avanza.
In tuo nome invitati ho Cassio e Bruto
a quí venirne; e quí saranno in breve.
Nulla indugiar, fia il meglio; al sol novello
corre (ahi pur troppo!) il suo periglio estremo
la patria nostra.
Cicer.  È ver, che indugio nullo
piú non ponendo egli al disegno iniquo,
la baldanza di Cesare secura
ogni indugio a noi toglie. Altro ei non vuole,
che un esercito in armi; or, che convinto
per prova egli è, che della compra plebe
può men l’amore in suo favor, che il fero
terror di tutti. Ei degli oltraggi nostri
ride in suo cor; gridar noi lascia a vuoto:
pur che l’esercito abbia: e n’ha certezza
dalle piú voci, che in senato ei merca.
Di libertá le nostre ultime grida
scontar faranne al suo ritorno ei poscia.