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292 bruto secondo
Cimbro  Ei mercar spera

con l’alloro dei Parti il regio serto.
Bruto Dunque a virtú, piú assai che a forza, ei vuole
del regio serto esser tenuto: ei dunque
ambizíoso è piú che reo...
Cassio  Sue laudi
a noi tu intessi?...
Bruto  Udite il fine. — Ondeggia
Cesare ancora infra se stesso; ei brama
la gloria ancor; non è dunqu’egli in core
perfetto ancor tiranno: ma, ei comincia
a tremar pure, e finor non tremava;
vero tiranno ei sta per esser dunque.
Timor lo invase, ha pochi dí, nel punto
che il venduto suo popolo ei vedea
la corona negargli. Ma, qual sia,
non è sprezzabil Cesare, né indegno
ch’altri a lui schiuda al ravvedersi strada.
Io per me deggio, o dispregiar me stesso,
o lui stimar; poiché pur volli a lui
esser tenuto io della vita, il giorno
ch’io ne’ campi farsalici in sue mani
vinto cadeva. Io vivo; e assai gran macchia
è il mio vivere a Bruto; ma saprolla
io scancellar, senza esser vil, né ingrato.
Cicer. Dell’armi è tal spesso la sorte: avresti
tu, se il vincevi, la vittoria seco
pure usata cosí. Non ebbe in dono
Cesare stesso anch’ei sua vita, a Roma
or sí fatale? in don la vita anch’egli,
per grazia espressa, e vieppiú espresso errore,
non ricevea da Silla?
Bruto  È vero; eppure
mai non mi scordo i beneficj altrui:
ma il mio dover, e la mia patria a un tempo,
in cor ben fitti io porto. A Bruto, in somma,