Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. III, 1947 – BEIC 1728689.djvu/303

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atto terzo 297
scure, il farei trucidar io? Non havvi

ragion, che trarmi a eccesso tal mai possa:
s’anco il volessi,... ah! forse... io nol... potrei. —
Ma in somma, ai tanti mie’ trionfi manca
quello ancora dei Parti, e quel di Bruto:
questo all’altro fia scala. Amico farmi
Bruto voglio, a ogni costo. Il far vendetta
del trucidato Crasso, a tutto innanzi
per ora io pongo; e può giovarmi assai
Bruto all’impresa, in cui riposta a un tempo
fia la gloria di Cesare e di Roma.
Anton. Puoi tu accrescerti fama?
Cesare  Ove da farsi
altro piú resta, il da me fatto io stimo
un nulla: è tal l’animo mio. Mi tragge
or contra il Parto irresistibil forza.
Vivo me, Roma rimanersi vinta?
Ah! mille volte pria Cesare pera. —
Ma, di discordie, e d’atri umor perversi,
piena lasciar pur la cittá non posso,
mentre in Asia guerreggio: né lasciarla
piena di sangue e di terror vorrei;
benché a frenarla sia tal mezzo il certo.
Bruto può sol tutto appianarmi...
Anton.  E un nulla
reputi Antonio dunque?
Cesare  — Di me parte
sei tu nelle guerriere imprese mie:
quindi terror dei Parti anche te voglio
al fianco mio. Giovarmi in altra guisa
di Bruto io penso.
Anton.  Io ogni guisa io presto
sono a servirti; e il sai. Ma, cieco troppo
sei, quanto a Bruto.
Cesare  Assai piú cieco è forse
ei quanto a me. Ma il dí fia questo, io spero,