Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. III, 1947 – BEIC 1728689.djvu/314

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308 bruto secondo
ei con molti altri senatori usciva

di Roma or dianzi.
Cassio  Il gel degli anni in lui
l’ardir suo prisco, e la virtude agghiaccia...
Bruto Ma non l’estingue. Ah! niun Romano ardisca
il gran Tullio spregiar. Per esso io ’l giuro,
che a miglior uopo, a pro di Roma, ei serba
e libertade e vita.
Cassio  Oh noi felici!
Noi certi almen, siam certi, o di venirne
a onorata laudevole vecchiezza,
liberi; o certi, di perir con Roma,
nel fior degli anni.
Bruto  Ah! sí; felici voi!...
Nol son io, no; cui riman scelta orrenda
fra il morir snaturato, o il viver servo.
Cassio Che dir vuoi tu?
Cimbro  Dal favellar tuo lungo
col dittator, che ne traesti?
Bruto  Io?... nulla
per Roma; orrore e dolor smisurato
per me; stupor per voi, misto fors’anco
di un giusto sprezzo.
Cimbro  E per chi mai?
Bruto  Per Bruto.
Cimbro Spregiarti noi?
Cassio  Tu, che di Roma sei,
e di noi, l’alma?...
Bruto  Io son,... chi ’l crederia?...
Misero me!... Finor tenuto io m’era
del divin Cato il genero, e il nipote;...
e del tiranno Cesare io son figlio.
Cimbro Che ascolto? Esser potrebbe?...
Cassio  E sia: non toglie,
che il piú fero nemico del tiranno
non sia Bruto pur sempre: ah! Cassio il giura.