Pagina:Alfieri - Vita, I, Londra, 1804.djvu/208

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206 VITA DI VITTORIO ALFIERI.


[1771] finalmente un istante in cui potè più la vergogna e lo sdegno che l’amore, la lasciai in Rochester, di dove essa con quella di lei cognata si avviò per Douvres in Francia, ed io me ne tornai a Londra.

Giungendovi seppi che il marito avea proseguito il processo divorziale in mio nome, e che in ciò mi avea accordata la preferenza sul nostro triumviro terzo, il proprio palafreniere; che anzi gli stava ancora in servizio; tanto è veramente generosa ed evangelica la gelosia degli Inglesi. Ma ed io pure mi debbo non poco lodare del procedere di quell’offeso marito. Non mi volle uccidere, potendolo verisimilmente fare: nè mi volle multare in danari, come portano le leggi di quel paese, dove ogni offesa ha la sua tariffa, e le corna ve l’hanno altissima; a segno che s’egli in vece di farmi cacciare la spada mi avesse voluto far cacciar la borsa, mi avrebbe impoverito o dissestato di molto; perchè tassandosi l’indennità in proporzione del danno, egli l’avea ricevuto èì grave, atteso l’amore sviscerato ch’egli portava alla moglie, ed atteso anche l’aggiunta del danno recatogli dal palafreniere, che per essere nullatenente non glie l’avrebbe potuto ristorare, ch’io tengo