Pagina:Alfieri - Vita, I, Londra, 1804.djvu/216

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214 VITA DI VITTORIO ALFIERI.


[1771] ti; dove chi non ha molta gioventù, salute, danari, e pazienza, non ci può resistere. Pure io mi vi feci in quei quindici giorni di viaggio sino a Madrid, in maniera che poi mi tediava assai meno l’andare., che il soggiornare in qualunque di quelle semi-barbare città: ma per me l’andare era sempre il massimo dei piaceri; e lo stare, il massimo degli sforzi; così volendo la mia irrequieta indole. Quasi tutta la strada soleva farla a piedi col mio bell’Andaluso accanto, che mi accompagnava come un fedelissimo cane, e ce la discorrevamo fra noi due; ed era il mio gran gusto d’essere solo con lui in quei vasti deserti dell’Arragona; perciò sempre facea precedere la mia gente col legno e le mule, ed io seguitava di lontano. Elia frattanto sòvra un muletto andava con lo schioppo a dritta e sinistra della strada cacciando c tirando conigli, lepri, ed uccelli, che quelli sono gli abitatori della Spagna; e precedendomi poi di qualch’ora mi facea trovare di che sfamarmi alla posata del mezzogiorno, e così a quella della sera.

Disgrazia mia ( ma forse fortuna d’altri ) che io in quel tempo non avessi nessunissimo mezzo nè possibilità oramai di stendete in versi i miei diversi pensieri, ed affetti: che in