Pagina:Alfieri - Vita, I, Londra, 1804.djvu/218

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216 VITA DI VITTORIO ALFIERI.


[1771] la di lui patria. E qui narrerò brevemente unà mia pazza bestialità che mi accadde di fare contro il mio Elia, trovandovisi in terzo codesto giovine Spagnuolo. Una sera che questo oriuolajo avea cenato meco, e che ancora si stava discorrendo a tavola dopo cenati, entrò Elia per ravviarmi al solito i capelli per poi andarcene tutti a letto; e nello stringere col compasso una ciocca di capelli me ne tirò un pochino più l’uno che l’altro. Io, senza dirgli parola, balzato in piedi più ratto che folgore di un man rovescio con uno dei candelieri ch’avea impugnato glie ne menai uncpsl fiero colpo su la tempia diritta, che il sangue zampillò ad un tratto come da una fonte sin sopra il viso e tutta, la persona di quel giovine che mi stava sedÙto in faccia dall’altra parte di quella assai ben larga tavola dove si era cenati. Quel giovane, che mi credè ( con ragione ) impazzito subitamente, non avendo osservato nè potendosi dubitare che un capello tirato avesse cagionato quel mio improvviso furore, saltò subito su egli pure come per tenermi. Ma già in quel frattempo l’animoso ed offeso e fieramente ferito Elia, mi era saltato addosso per picchiarmi; e ben fece. Ma io allora snellissifno gli scivolai di sotto, ed era già saltato su la