Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/157

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settima 135

Ma benché il fiero ardor sotterra appreso
     318Di Natura opra sia, pur lo rinforza
     Lo sdegnato voler del Nume offeso.
Allor sì nera idea la fral mia scorza
     321Tanto agitò, ch’ io terminai la via
     Tremando, e al piè ritroso aspra fei forza
Dietro ai vestigj della Guida mia,
     324Che fra le mura entr’un albergo ascese,
     Che il pian della Cittade ampio scoprìa.
Dal sommo loco il guardo mio si stese
     327Su mille alte nel suol moli pietrose,
     E maraviglia e duolo insiem ne prese.
Chè grande quinci scopo eran fastose
     330Volte di simulacri in cerchio onuste,
     E per vario scarpel torri scabrose
Ricche di globi d’or le cime anguste,
     333E tempj erti, e palagi, e fori, ed archi
     Gravi di sculte in marmi opre vetuste.
Quindi i flutti apparìan del fiume carchi
     336D’innumerabil prore, e su l’altere
     Sponde i tesor di genti estranie scarchi,
Che l’Afre, Americane, Inde bandiere,
     339E Perse, ed Europee nell’aure molli
     Volteggiavan pieghevoli e leggiere.
Il popol ingombrando i patrj colli
     342Folto movea fra gli aggirati cocchi
     Dai destrier d’auro intesti i curvi colli.
Delizia e maestade, ovunque gli occhi
     345Io volgessi, splendeva, e in ogni loco
     Gli sguardi da piacer novo eran tocchi
O l'Oceàn mirassero, che il roco
     348Fea rimbombar muggito, o i cinti stagni
     Di cedri e aranci del color di croco;