Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/183

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ottava 161

414Non già ch’egli per ciò dal fianco scioglia
     La forte spada, e sé ricopra e cinga
     Con sacra a stabil voto, e umile spoglia;
417Ma fra gli onori e gli agi a far s’accinga
     Gran mostra in sé quanto Virtù si renda
     Più bella ove il piacer gli empj lusinga,
420Per cui sul candelabro alto risplenda
     Qual chiara face ad irraggiar là dove
     Par, che vil nebbia il vero lume offenda.
423Nè tu obbliata fra le scelte prove
     Di più sublime amor, Donna, sarai,
     Onde tanta in lui grazia e luce piove;
426Che dell’Anima sua gran parte avrai,
     Ma scevra ognor dalle pungenti some,
     Di cui più gravi altra non ebbe mai.
429Dolce ei rimembrerà quanto arse, e come
     Te pianse, e sonerai ne’ labbri suoi
     Tenero sì, non lagrimevol nome.
432Placido e pago udrà gli sparsi poi
     Plausi da mille lingue a te serbati,
     E soave trarrà vanto dai tuoi.
435Che ben rammenteran Te fra i gelati
     Marmi racchiusa dell’oscura tomba,
     Ma lieta insiem fra gli Angeli beati,
438Il Ligeri, che scorre ondoso, e romba
     Per contrade ampie, e l’invincibil Senna,
     E il Rodano, da rupi erte che piomba,
441E il patrio tuo, che altrui doglioso accenna
     Le tue dovute a sè ceneri pie,
     Sceso dalle Pennine Alpi Scoltenna;
444E in ridir quanto per difficil vie
     Sentier varcasti di virtù più rara
     Nelle tue laudi accresceran le mie.