Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/199

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nona 177

Sovra un vapor, cui non avvien che rube
     La notte i rai, s’alzò; ma in un momento
     375Le ginocchia piegò su l’aurea nube.
Nè il Duce ad imitar l’Angel fu lento,
     Ch’ei pur curvolle, e seco lui me trasse
     378Gridando: Ecco d’Amor l’alto portento.
Se a te il celato Dio parve che stasse
     Nell’Austral Tempio, tal di sè fe’ mostra,
     381Che a te la pugna onde nascea svelasse.
Or egli appar presso l’eterea chiostra;
     Non ch’abbia d’uopo uscirne armato fuora,
     384Che al sol suo cenno ogni Guerrier si prostra;
Ma perchè dentro il velo, ov’ ei dimora
     Amando altrui lo mostri Amore offeso,
     387Tu quel che vedi, e quel che ascolti adora.
Disse, e nel ciel languidamente acceso
     Un leggiadro color d’iride smorta
     390Dall’Austro sorse oltre all’aurora steso;
E là, dove il sol apre al dì la porta,
     Innumerabil turba eletta apparse
     393Di regal fregio d’oro al crine attorta,
Che in atto di adorar gli aurati sparse
     Serti davante ad un Garzon celeste,
     396Che in immenso chiaror rifulse ed arse.
Non l’arco avea, nè le quadrella infeste,
     D’un altro Amor grande ornamento e triste;
     399Non l’ali di sottil piuma conteste;
Ma un lume rotto in folgoranti liste,
     Che in forma d’ali al tergo suo riluce.
     402Fiamme stringea una man di fulmin miste,
E l’altra, ch’oltre al capo egli conduce,
     La redentrice alzava Ostia fra un nembo
     405Di strisce no, di vortici di luce.