Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/29

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Dialogo Primo. 17

spiegare ciò, che parea più inesplicabile nella Natura. Voi vedete bene, che il lusingar che facean costoro colle magnifiche lor promesse l’ambizione umana, laddove quell’altro colle sue osservazioni l’umiliava più tosto, e una certa simplicità, che dà tanto mirabile a’ loro sistemi, quanto ne dia al più ben tessuto Romanzo, dovea sedur molta gente, e far setta. E così appunto non lasciò d’avvenire, tal che questi Moderni cominciarono essi pure ad avere Espositori, e seguaci così intestati e zelanti, come lo erano stati altra volta quelli degli antichi; i quali maggiore argomento di risa davano di se, mentre dello stesso vizio si beffavano in altrui. Ma era poi miserabile di vedere, che si presentava talvolta una sperienza, di cui non si aveva notizia, o a cui non si era pensato: e i più belli e i più artificiosi sistemi, che avean forse costato de’ mesi di travaglio e di meditazione, cadevano vergognosamente a terra.

      Chi, benchè dell’Inglese, o Greca Scuola
          Di tai vicende ragionando, il pianto
          Frenar potria?

Per non dar più luogo a riflessioni così patetiche bisognerà dunque, disse la Marchesa, prima di concertare un sistema in qualsisia cosa, avere esattamente osservato tutto ciò, che in quella tal cosa è osservabile, per non esporlo in tal modo alla mercè, ed agl’insulti delle sperienze. Ecco appunto, rispos’io, ciò che dicono i Newto-