Pagina:Alighieri, Dante – La Divina Commedia, 1933 – BEIC 1730903.djvu/428

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422 la divina commedia

     fede è sustanza di cose sperate,
ed argomento de le non parventi;
66e questa pare a me sua quidditate».
     Allora udi’: «Dirittamente senti,
se bene intendi perch’e’ la ripose
69tra le sustanze, e poi tra li argomenti».
     E io appresso: «Le profonde cose
che mi largiscon qui la lor parvenza,
72a li occhi di lá giú son sí ascose,
     che l’esser loro v’è in sola credenza,
sopra la qual si fonda l’alta spene:
75e però di sustanza prende intenza;
     e da questa credenza ci conviene
sillogizzar, senz’avere altra vista:
78però intenza d’argomento tiene».
     Allora udi’: «Se quantunque s’acquista
giú per dottrina, fosse cosí inteso,
81non li avría loco ingegno di sofista».
     Cosí spirò di quello amore acceso;
indi soggiunse: «Assai bene è trascorsa
84d’esta moneta giá la lega e ’l peso;
     ma dimmi se tu l’hai ne la tua borsa».
Ond’io: «Sí, ho, sí lucida e sí tonda,
87che nel suo conio nulla mi s’inforsa».
     Appresso uscí de la luce profonda
che li splendeva: «Questa cara gioia
90sopra la quale ogni virtú si fonda,
     onde ti venne?» E io: «La larga ploia
de lo Spirito Santo, ch’è diffusa
93in su le vecchie e ’n su le nuove cuoia,
     è sillogismo che la m’ha conchiusa
acutamente sí, che ’nverso d’ella
96ogni dimostrazion mi pare ottusa».
     Io udi’ poi: «L’antica e la novella
proposizion che cosí ti conchiude,
99perché l’hai tu per divina favella?»