Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/210

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196 alle porte d’italia

che s’era spinto più avanti, lo aspettava laggiù, ai confini della barbarie. Partiva con un piccolo bagaglio, la Bibbia, e pochi altri libri; e sua moglie l’accompagnava, per rimaner là con lui. Andavano incontro a una vita di privazioni, piena di difficoltà, di fatiche ingrate, di pericoli, in una terra quasi selvaggia, a una sterminata lontananza dal paese dov’eran nati e cresciuti, ed eran così tranquilli, contenti anzi, come due sposi che facessero un viaggio di piacere.

— E ci va volentieri? — domandai al marito.

— Sì — mi rispose, — pensando allo scopo per cui ci vado.

— Non teme dei pericoli d’ogni genere, a cui va incontro con la sua signora?

— Il Signore ci aiuterà.

— E ritorneranno poi al loro paese?

— Prima di morire, speriamo.

Ma diceva questo con una naturalezza, con una dolcezza da non potersi esprimere. Gli si leggeva negli occhi che, all’occasione, sarebbe morto per la sua fede, con la placida intrepidezza di Gian Luigi Pascal o di Giaffredo Varaglia; e ci guardavano intanto, lui e sua moglie, sorridendo della nostra ammirazione, con la stessissima sfumatura di espressione benevola, come se avessero un’anima sola. Per un pezzo non trovai più parola; non potevo finir di pensare, con un sentimento di stupore, alla immensa distanza che separava il mondo morale in cui io vivevo, da quello in cui viveva quell’uomo. Insieme con l'ammirazione, io provavo quasi un senso di pietà per lui, e per il