Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/320

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da quelle parti. Di qua da Buriasco, c’è Macello, dove passava il confine tra Francia e Piemonte, quando Pinerolo era dei francesi: lì, per esempio, intorno al castello antico, si ammazzarono fraternamente i soldati di Giacomo d’Acaja e i soldati di Barnabò Visconti. Più in qua di Macello, c’è Garzigliana, dove rimane un torrione del castello di Montebruno, vicino al quale toccò una sconfitta dagli Astigiani quel disgraziato Tommaso II di Savoia, che fu liberato di prigione dai suoi nemici per esser cacciato in carcere dai propri sudditi. A poche miglia di là, sulla destra di Vigone, si vedono i tetti di Pancalieri, un grosso borgo, che Carlo II di Savoia abbandonò al furore delle sue milizie, per punire Claudio di Racconigi, signor del luogo, dopo aver fatto impiccare tutti i soldati del marchese di Saluzzo, che l’avevano aiutato a invadere il Piemonte. Accanto a Pancalieri, Polonghera, presa d’assalto e malmenata da Ludovico d’Acaja, per dare un ricordo salutare al feudatario Riccardo Provana, che aveva amoreggiato col marchese di Saluzzo e coi Visconti. Abbiamo fatto un bel lavoro anche noi altri in casa nostra, come si vede. Lì appunto, vicinissimo alla rocca di Cavour, biancheggiano le case di Villafranca, una delle ventisette Villafranche dei due emisferi, che può dire d’averne visto una grigia nei tempi andati: il comandante della cavalleria di Leone X, Prospero Colonna, il quale, dopo essersi vantato d’acchiappare come uccelli in gabbia quanti francesi fossero calati dalle Alpi, si lasciò sorprendere dagli uccelli, mentre era a tavola in cimberli, e far prigio-