Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/321

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la rocca di cavour 307

niero con tutti i suoi cacciatori. E pare che ci sia stato un influsso maligno del bicchiere in questo tratto di paese. Laggiù sulla via di Pinerolo si vede il campanile di Osasco: c’era di presidio nel 1705 una compagnia del reggimento di Monferrato, comandata da un capitano; avevan molto buon vino dei luoghi; presero una necca madornale; una necca così fatta che, essendo sopraggiunti i francesi, e avendo intimato la resa con minaccia di ferro e fuoco, nessuno si trovò in grado nè di resistere nè di negoziare, e ne sarebbe seguito l’incendio e la strage, se non trattava coi nemici una governante savoiarda dei conti di Cacherano, alla quale il paese dovè la sua salvezza, e il presidio una capitolazione onorata. Insomma, non c’è che miserie da ricordare da tutta quella parte. Per confortarsi un poco, bisogna girare a sinistra di Pinerolo: a Bricherasio, dove c’è l’assedio vittorioso di Carlo Emanuele I; a Bibiana, sulla cima del colle di San Bernardo, dove Vittorio Amedeo fece il voto della basilica di Superga, coronato un mese dopo con la splendida vittoria di Torino; a Luserna, dove il marchese di Parella investì, ruppe, fugò, sterminò i tremila soldati del Feuquières, nella guerra del 1690. Ma.... ohimè! da Luserna in avanti, ricominciano le dolenti note. Bagnolo, preso, ripreso e rovinato da francesi, da savoiardi e da spagnuoli. Barge, dove il Denina insegnò la grammatichetta, tartassato pure a venti riprese da imperiali e da francesi nelle guerre del decimosesto secolo. E poi peggio, Revello, e poi anche peggio, Staffarda, e Moretta, dove si raccolse