Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/323

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

la rocca di cavour 309

frumento e da foraggi, da duemila a quattromila franchi l’ettaro. L’inconveniente è che mancano i buoni concimi. Cosa vuole? Fabbriche d’artificiali non ce n’è, lo stallatico non lo sanno conservare, e così bisogna farlo venir quasi tutto di lontano, che costa un occhio, per via dei trasporti. A Pancalieri, per dirle un caso, si fanno venire il guano da Carmagnola. Guardi là.... Campiglione e Fenile. Terre da vigna. Ci abbiamo delle uve eccellenti da queste parti: nebiolo, avarengo, del negretto anche, del fresia. Se si dessero un po’ dattorno a perfezionare i metodi, che non la vogliono intendere, potrebbero fare dei vini numero uno.... E stiamo bene anche a bestiami, sa lei. Dia un’occhiata ai nostri mercati: ottime condizioni fisiche, il bue da ingrasso da venti a venticinque marenghi, grande esportazione di buoi da lavoro. E poi burri, ricotte, formaggi, da leccarsi le mani, quantunque fabbricati all’anticaccia.... siamo sempre lì. Tome da cinque franchi il miria, la bontà personificata.... Quello che dobbiamo confessare, piuttosto, che è una vergogna, è che si sta male, ma molto male in quanto a stalle. Per questo, non s’è all'altezza dei tempi, no proprio. Degli orrori. Basta; è meglio non discorrerne.... Dove guarda? Laggiù c’è Osasio. Da quelle parti si coltiva la canapa. Ci abbiamo una bella varietà di coltivazione, nel circondario. Per esempio, dalle parti di Virle e di Castagnole si coltiva il ravizzone e il pistacchio, da terra; in altri luoghi la barbabietola; e anche un po’ di riso, lungo il Po. Ciascuna parte ha la sua specialità. Vada a Luserna,