Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/325

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la rocca di cavour 311

rezza campestre, che va come Dio vuole; migliorare le case coloniche, applicare le nuove macchine, rimboschire.... e sopra tutto, prima di tutto, come le dico, diminuire l’imposta, che è una disperazione. Quando tutto questo sia fatto, il circondario di Pinerolo sarà un paradiso. Vede laggiù Osasco? C’è un magnifico stabilimento di pollicoltura: un gallo e due galline di Concincina, quarantadue franchi, compreso l’imballaggio, e cinquanta centesimi l’uovo. Su queste cose dovrebbe scrivere.



Poco lontano dallo spianato del castello c’è una cascina solitaria, con poca terra coltivata, che appartiene alla famiglia Benso. Il borgo venne dato in feudo da Carlo Emanuele III, col titolo di marchesato, ai Benso di Chieri, signori di Santena, i quali presero d’allora in poi il soprannome di Cavour. Quella cascina fu proprietà del conte Camillo, che ci fece fare intorno degli scavi, da quanto dicono, per cercare degli oggetti antichi; e fu trovato appunto in quegli scavi, forse, la grossa palla da cannone, del peso di venti chilogrammi, che i ragazzi della cascina fanno correre per l’aia: un coriandolo di Carlo Emanuele I, probabilmente. Certo il grande ministro dev’esser salito parecchie volte lassù, quand’era anche molto lontano dal prevedere che avrebbe fatto discendere un giorno da quelle montagne duecentomila soldati francesi, e sconvolta l’Italia, e agitato l’Europa. E