Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/328

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314 alle porte d'italia


Intanto il cielo s’era coperto, la nebbia montava; si discese. La strada era deserta come alla salita. Non trovammo che una persona, circa a mezza china, e me ne ricorderò per un pezzo. Era una vecchia contadina, alta di statura, magrissima, e curva; un viso austero, di quelle vecchie straordinarie, quasi spaurevoli, che disegnò il Dorè nella Spagna. Veniva su a stento, soffermandosi ogni tanto a riprendere fiato, e pareva che soffrisse. Che diamine andava a far lassù, tutta sola? Quando fu a tre passi da noi, glielo domandammo. Si fermò, e ci guardò fisso l’un dopo l’altro con due occhi grigi chiarissimi. Poi disse in tuono severo, lentamente: — Vado a pregare; — e ci ripiantò gli occhi in viso, come sospettando una canzonatura. Era venuta da Bibbiana, malata com’era, strascinandosi a gran pena, e faceva quella salita, con quella nebbia, per andare a pregare ai piedi della croce del castello; non era venuta a Cavour con altro fine. — Ma perchè salir fin lassù, — le domandò il professore, — mentre potreste pregare in chiesa? — Parve che quell’osservazione la ferisse. Si rizzò sulla vita, alzando la testa bianca, e levando la mano per aria, e disse con una voce solenne, che ci fece stupore: — Dio è dappertutto! Dio è in chiesa, Dio è sulla rocca, Dio ci vede sempre, Dio ci vede tutti. Bisogna pregare per la salute dell’anima. Pregare per noi, pregare per gli altri, per i vivi