Pagina:Andrea da Barberino - Guerino detto il Meschino, 1841.djvu/330

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rimarrai più oltre, ti avverrà male assai. Dicoti, che tu da me, nè da altra persona che sia qui dentro, non sei per saper da nessuno di che generazione sei». Guerino desiderando pur di trovare i suoi genitori, da capo cominciò a prometterle che se essa gli insegnasse, le darebbe al mondo buona fama, direbbe la sua nobiltà, e terrebbe celata la sua trasmutazione di figura umana in brutti vermi, e non altramente. Ed ella rispose con intenzione femminile, che esse non si curano di onore, nè vergogna, nè ricchezze, nè parenti, per contentare un loro appetito abbandonando l’amore di Dio e del prossimo; e per questa durezza, ch’egli vide in lei, aggiunse ira sopra ira, e disse verso di lei: — O iniqua e rinegata Fata, maledetta dall’eterno Dio, io ti scongiuro per la divina potenza, che tu mi dica chi è mio padre, siccome tu dicevi che lo sapevi chi egli era!» Rispose: — O falso cristiano, le tue scongiurazioni non mi possono nuocere: imperciocchè io non sono fantasima, ma sono, e fui di carne e ossa come sei tu, e solamente per mio difetto il divino Giudice mi ha così dannata. Va scongiura i demoni che non hanno corpo, e gli spiriti immondi, che da me non saprai niente più di quello che tu sai: tu troverai l’ultima parte da ponente, cercherai nell’inferno, e li ti sarà mostrato per figura tuo padre». Per queste parole molto s’impaurì Guerino temendo di non trovare il suo padre se non dopo la sua morte alle pene infernali: nondimeno fece buon cuore, e disse: — Il tuo giudizio non sarà vero per la grazia di Dio, a cui per la confessione e penitenza posso tornare, e così farò. Or fammi rendere le mie cose che io portai in questo maledetto luogo». Ella ordinò che gli fosser rese, e gli fu portata la sua tasca con dodici pani, e con tutti gli ordigni da fuoco, una candela, e un pezzo dell’altra abbruciata, e la Fata rispose: — Non con tua ira potrai nuocere nè offendere, perchè nè tu nè altra persona morta non mi puote far male nè bene, essendo giudicato quel che mi debbe esser fatto.» e sparì da lui, e da lì a poi non la vide mai più. Conobbe tutte le loro funzioni essere disdegnate ed irate, ed egli s’immaginò queste cose non essere per altro se non per invidia e per dolore che non avevano potuto metterlo nel numero loro e nei vizj loro. Dopo che egli ebbe ra-