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132 ITALIA ARTISTICA

tempio dei consenti.(Fot. I. I. d’Arti Grafiche). di più. Già abbiamo veduto a quale indecoroso ripiego erano discesi gli antichi Romani per innalzare l’arco del trionfo cristiano all’imperatore. Più tardi, nel Velabro, non sentiranno nè meno il bisogno di quel prestito forzato a monumenti anteriori, e l’altro arco detto dalla sua forma di Giano Quadrifronte non sarà che un massiccio e informe cubo di muratura, ricoperto di marmi e privo di quei bassorilievi che avevano fatto la gloria e la gioia dei Romani. La mano d’opera cedeva: i nuovi architetti non sapevano costruire più. Ancora qualche anno e coloro che saranno chiamati a erigere la tomba dell’imperatrice non potranno nè meno incurvare la volta e saranno costretti a usare olle di terracotta per alleggerirla in modo che possa sostenersi senza pericolo di strapiombare. Il ricordo dei mausolei imperiali era lungi anche nella memoria dei Romani degenerati.

E per conto suo l’imperatore era stanco di quel mondo che si andava sprofondando sotto i suoi piedi. Già egli aveva abbandonato le dimore troppo sontuose del Palatino per andare a vivere nel palazzo dei Laterani presso la porta Asinaria. Ancora qualche anno ed egli avrebbe gettato come un frutto troppo maturo quella sua metropoli meravigliosa. Oramai Roma era folta di monumenti così grandi e così belli che lo spirito umano non doveva più cimentarsi a crearne dei nuovi. Nel Foro —