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ROMA 77


religiose. Vespasiano volle in esso custodire lo mappe del catasto che, come abbiamo visto, egli ebbe a modificare il piano della città, quella forma urbis incisa sopra una lastra di marmo di cui ci rimangono ancora numerosi frammenti. Pensiero degno veramente della maestà di Roma, quasi che il suo simulacro e il catalogo delle sue ricchezze non potessero trovar più degno ripostiglio che non in un tempio edificato in loro onore.

L’epoca dei Flavii segna dunque un periodo luminoso nella storia dell’arte romana: dopo Vespasiano doveva Tito continuarne l’esempio e questa impresa gli fu palatino — avanzi della casa di domiziano. (Fot. Alinari). anche facilitata da uno dei soliti incendi che devastavano periodicamente la città. Così restaurò l’acquedotto dell’Acqua Marcia e di questo restauro ci rimane ancora l’iscrizione sull’arco che forma l’attuale Porta S. Lorenzo; rifece quasi intieramente il teatro di Pompeo e vi aggiunse statue colossali, fra cui è notevole quella di bronzo dorato d’Ercole che si conserva nel Vaticano, e infine compì l’arco di trionfo che portava il suo nome e che doveva glorificare la definitiva conquista del popolo giudaico. Questa conquista, che non fu senza gloria e che fu contrastata pollice per pollice dagli ebrei sotto la guida di Simone Giora, segnò la fine della loro storia nel mondo e il principio di quella dispersione che agli scrittori cristiani parve un castigo divino. A questo fatto si deve forse se il bell’arco di Tito — sotto cui non