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78 ITALIA ARTISTICA


passano mai gl’israeliti credenti — fu risparmiato nelle successive devastazioni dei cristiani, ed è una fortuna per noi già che i due bassorilievi dell’interno rimangono anche oggi fra le più mirabili sculture di quel secondo periodo dell’arte romana. Rappresentano esse due scene del trionfo: l’imperatore sulla quadriga, circondato dai suoi luogotenenti e coronato dalla vittoria; e gli arredi preziosi del tempio portati dietro il trionfatore come preda di guerra. In essi è notevole la fattura, che ha ormai acquistato un carattere schiettamente nazionale e quella tendenza verista che è stata sempre particolare all’arte latina. Inoltre, hanno per noi l’importanza di avanzi del ninfeo con i resti di una fontana elittica. (Fot. Alinari). documento storico e ci permettono di immaginare la forma del famoso candelabro giudaico, perduto nelle rapine barbariche e più probabilmente gettato nel Tevere da qualche israelita geloso delle memorie patrie, e delle trombe d’argento che erano adoperate dai sacerdoti giudaici nel tempio di Salomone. Disgraziatamente questo elegante edificio della gente Flavia non è giunto a noi nella sua forma primitiva. Toltane la parte centrale — facilmente riconoscibile del resto — i lati furono rifatti o per meglio dire immaginati dall’architetto Valadier quando sotto il pontificato di Pio VII ne intraprese il restauro.

L’arco di Tito fu compiuto l’anno 81 di Cristo e fu inaugurato da Domiziano che gli succedette nel potere supremo. Di tutti i Flavii — i quali, come abbiamo