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di lui figliuoli adottivi, e consoli nell’anno presente. Abbiamo già accennato che Marco Aurelio fu prima nomato Annio Vero, e nacque nell’anno 121 nel dì 26 di aprile. Adriano Augusto, che per qualche lato era di lui parente1199, all’osservare in lui giovinetto un animo grande, un sommo rispetto ai suoi maggiori, un bel genio alle lettere, ma sopra tutto l’inclinazione sua alla filosofia morale, e non già solamente per mettere nella testa i di lei documenti, ma per praticarla co’ fatti; ne concepì un tal amore e stima, che gli passò per pensiero di lasciare a lui, morendo, l’imperio. Tuttavia, perchè non gli parve per anche la di lui età capace di portare un sì grave fardello, elesse poi per suo successore Antonino Pio, ma con obbligarlo ad adottare esso Annio Vero, il quale per tal adozione assunse il nome di Marco Elio Aurelio Vero, ed insieme con lui Lucio Cejonio Commodo, figliuolo di Lucio Elio Cesare, che fu poi nominato Lucio Elio Aurelio Vero. Quanto a Marco Aurelio, divenuto ch’egli fu imperadore, comunemente fu chiamato Marco Aurelio Antonino, o pure Marco Antonino, distinguendosi dal suo predecessore pel solo prenome di Marco, perchè Antonino Pio portava quello di Tito. Molto ancora è conosciuto questo Augusto col soprannome di Filosofo, dall’essersi egli applicato di buon’ora allo studio della filosofia stoica, di cui scrisse ancora alcuni libri, che tuttavia abbiamo, dove egli parla delle cose sue, esponendo ciò che avea imparato, e producendo le riflessioni sue intorno alle azioni umane, alle virtù, ai vizii1200. Ottimi maestri ebbe Marco Aurelio nello studio dell’eloquenza, della poesia e dell’erudizione; ma egli stesso confessa di non avere avuto assai talento per risplendere in sì fatti studi, e ringrazia Dio di non essersi perduto, come i sofisti, in far dei bei discorsi, in formar de’ sillogismi, e in contemplare le stelle. Diedesi egli alla conoscenza delle leggi sotto Lucio Volusio Meciano, valente giureconsulto; e questa poi gli servì assaissimo, allorchè imperadore ebbe da far giustizia. Il suo naturale serio, grave, tranquillo e lontano dalle inezie anche nell’età più verde, e il suo genio solamente rivolto al buono e al meglio, per tempo il portarono allo studio, all’amore e alla professione della filosofia de’ costumi. Studio, il quale volesse Dio che fosse più in onore e più in pratica a’ giorni nostri! Nell’età di dodici anni egli prese l’abito de’ filosofi, cioè il mantello alla greca, e fece, per così dire, il suo noviziato con darsi ad una vita sobria ed austera, sino ad avvezzarsi a dormire sulla nuda terra. Per le instanze di Domizia Calvilla sua madre si ridusse poi a dormire in un piccolo letto, coperto nel verno con alcune pelli. Si protesta egli obbligato a Dio di aver così per tempo amata la filosofia, e imparato a mortificar le sue voglie e passioni, perchè ciò il tenne lungi da’ vizii, e fece ch’egli anche giovanotto conservasse la castità, e molto più da lì innanzi: cosa ben rara fra i Gentili, professori d’una religione falsa e fomentatrice degli stessi vizii. Giuliano Apostata1201, che tagliò i panni addosso a tutti gli Augusti suoi antecessori, quando arriva a Marco Aurelio, altro non ne fa che un elogio, e cel dipinge con faccia dolcemente seria, e con barba folta e mal pettinata, con abito semplice e modesto. Furono suoi maestri nella filosofia peripatetica Claudio Severo, che vedremo console in breve; nella stoica amata da lui sopra le altre, Apollonio da Calcide, Sesto da Cheronea, nipote di Plutarco, Giunio Rustico, Claudio Massimo, Cinna Catullo, Basilide Arriano ed altri1202. Sul principio de’ suoi libri, perchè egli sapeva prendere il buono di tutti, e lasciare il cattivo, va ricordando quali buone ed utili massime avesse