Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/133

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rassegna bibliografica 129

trattato del Gloria si limita allo studio della scrittura latina dal v al xv secolo; e secondo tale norma procederà pure il nostro esame.

Fu controverso un tempo tra i paleografi, se i barbari, irrompendo nell’impero romano, v’importassero le scritture loro nazionali, o adottassero quella dei vinti. L’illustre Mabillon, nel suo trattato De re diplomatica, non dubitò di distinguere nettamente la scrittura romana dalle barbariche1; ma oggi la scienza ha rifiutato questa dottrina, ritenendo che tutte le scritture dei documenti medievali hanno origine dalla romana, anzi sono una sola e medesima cosa con essa; e le modificazioni che questa ha subito nei vari paesi che l’hanno adottata, non distruggono per niente l’essenziale uniformità del suo carattere e degli elementi che la costituiscono.

Cosicchè le denominazioni di scritture nazionali possono giovare in qualche modo a determinare (come osserva anche il nostro autore) l’età e la patria d’un documento, ma non debbono formare capi distinti in una divisione generale delle scritture medievali, perchè in verità non rappresentano forme originalmente diverse. Seguendo tale principio il marchese Scipione Maffei, che primo combattè, e vittoriosamente, la teoria mabilloniana2, divise semplicissimamente le scritture in maiuscole, minuscole, corsive e miste; la quale divisione può dirsi oggi generalmente adottata. Vero è che alcuni paleografi francesi, come il benedettino De Vaines, tengono conto nella distinzione delle scritture anche delle materie soggettive; ma da tale principio non possono derivare che sforzate classificazioni; e bene nota il Vailly (comecchè egli pure distingua la maiuscola dei sigilli da quella dei manoscritti e dei diplomi), che «pour trouver des règles précises et invariables, il faut s’attacher exclusivement à la forme des lettres, c’est-à-dire, aux élémens constitutifs de chaque écriture»3. Il Vailly inoltre, veduto che dal secolo decimoterzo in poi le scritture subirono una progressiva trasformazione che le allontanò affatto dal carattere romano, le divide con molta giustezza in due periodi storici, il secondo

  1. Libro I, cap. xi.
  2. Istor. Dipl., pag. 113.
  3. Elém. de Paléogr., I, pag. 384.