Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/439

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rassegna bibliografica 145

blicazione del signor Pini, per la sua importanza e pel modo com’è condotta, si applicano considerazioni di specie assai più elevata che quelle cui sogliono dar occasione pubblicazioni meramente ordinate a lusso o a curiosità di biblioteche.

Nè così dicendo voglio mostrar mica disprezzo per quello che in pubblicazioni consimili suol chiamarsi singolare e curioso. La passione dei particolari storici, dei piccoli fatti, che nulla disprezza, ancorchè tenue, purchè caratteristico dei temili, delle persone, degli avvenimenti; questo amore scrupoloso e minuto, questo culto pedantesco a un tempo e razionale per ogni cosa antica; io lo credo un vero progresso dei tempi nostri, anzi uno de’ più belli, se non de’ più solenni, trionfi della moderna critica storica. La materia comecchessia tracciata dalla mano dell’uomo è rivelazione dello spirito, ogni forma è un’idea: a questi principi i, che quaranta o cinquanta anni fa erano pur troppo dimenticati, va raccostandosi la critica; e n’esce un’ermeneutica più spirituale e più veggente, che dal monumento superbo all’umile casetta, dalla tela parietale allo schizzo in penna, dal codice variopinto di miniature al foglietto volante, dal manoscritto del filosofo o del poeta al quaderno di ricordanze del mercante o dell’artigiano, tutto conserva e rispetta perchè tutto studia ed interpetra, e di tutto si fa pietra a ricostruire il faticoso edifizio del passato.

Anche, dunque, come curiosa e singolare, la raccolta artistica del signor Pini ha sempre, agli occhi nostri, una importanza non piccola. Chi non getterà volentieri lo sguardo sopr’una carta che, mercè il fedele artifizio della fotografia, ne riproduce tal quale una vergata da Masaccio, dall’Alberti, da Lionardo, da Raffaello, da Michelangelo? Chi non prenderà piacere a confrontar l’autografo di certi uomini, o, chi pure non credesse ninna delle cose da me dette in principio su questo proposito, almeno a riconoscere semplicemente la scrittura di certi tempi? Guardate questa, di poche e diritte linee, media grandezza, giusto corpo un po’ quadrato, lettere e parole equidistanti: come l’occhio ci si riposa, con che agio ci spazia! Occorre dire che siamo nel trecento? e badate: dinanzi al facsimile d’una carta preziosa; nientemeno che «il più antico autografo artistico che si conosca», ed è una letterina di Taddeo Gaddi. Cercate poc’oltre; e rico-