Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/440

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
146 rassegna bibliografica

noscerete, a’ medesimi segni, un altro trecento: maestro Michele di ser Memmo da Siena si obbliga alla Signoria pistoiese di formare d’argento la statua di sant’Iacopo. Abondano, nel fiore dell’arte, i quattrocento: ne’ quali, durante la prima metà del secolo, si conserva di quella medesima lettera trecentistica ciò che il secolo XIV avea pur esso ritenuto dal XIII; dico una forma che oggi chiameremmo un po’ stampatella, come nella raccolta del Pini possono sin d’ora mostrare gli autografi di Paolo Uccello, di Masaccio, di fra Filippo, di Donatello, del Brunellesco: se non che lo stampatello de’ quattrocentisti si viene impiccolendo a uso quell’altra lettera che chiamossi, anche nelle scritture del trecento, lettera mercantile, perchè adoperata, ma allora meno frequentemente, nella trattazione degli alfari, e ingenerale, nell’uso comune della vita, riserbando la più formata a’ codici manoscritti propriamente letterarii. Queste distinzioni vanno man mano perdendosi dopo la invenzione dell’arte tipografica: e così mentre fra le scritture della seconda metà del quattrocento, quelle più vicine al 50 (per esempio di Benozzo Gozzoli, di Filippino Lippi, di Leon Battista Alberti) rassomigliano molto a quelle della prima, salvo forse l’essere alquanto più chiare e distinte, fra l’ultimo scorcio del secolo e i primi lustri del successivo la scrittura va facendosi più manuale, voglio dire lontana dallo stampato sia per la posizione delle lettere sempre meno verticale, sia per la forma meno quadrata o meno rotonda; perde insomma quel non so che di regolare e quasi disegnato, che oggi fa distinguer subito un carattere antico da’ moderni, non pure dagli odierni nostri, più meno artificiati per cagione di alfabeti inghilesi o teutonici, ma dagli scarabocchi tutt’altro che artistici dei nostri vecchi del seicento e settecento. Insino a’ quali può dirsi che, fin da queste prime dispense, ci conduca la raccolta del signor Pini, con gli autografi di Pietro Tacca, di Cherubino Alberti, del comasco Gaspero Mola; come di quei passaggi e mutazioni grafiche ci mostra documenti di tutte, specialmente, fra gli ultimi quattrocentisti, nel Mantegna, nel Contucci da Sansavino, in Valerio Belli da Vicenza; fra i cinquecentisti, nel Condivi, nel Montorsoli, nel Sanmarino, nel Vasari, in Gian Bologna. Le quali mie osservazioni di curioso