Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/438

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144 rassegna bibliografica

ziente persona, come ognun se la figura, non potrebb’essero mai un ministro; almeno (chè v’ha ministri e ministri) dello stampo di Fouchet e Talleyrand. Eppure gli affanni d’un collettore per anche meno che le due righe di scritto desiderato dal feroce proconsole di Lione, io credo che se la storia li registrasse, apparirebbero non minori di quanti n’abbia mai durati poliziotto o ministro; sebbene, soggiungerà qui un filosofo politico, troppo meno proficui al genere umano. Di ciò lasciamo stare; e basti che la gratitudine pe’ poliziotti e pei ministri non deve usurparsi tanto del nostro cuore, che un posticino non vi rimanga anche per quelli ingegnosi conservatori d’una delle tante manifestazioni, con che il pensiero umano lascia di sè vestigia nel mondo. Io non vo’ tesser qui il panegirico dell’autografo: ma se v’ha chi accetta, senza eccezione, che lo stile sia l’uomo, perchè non sarà lecito affermare che l’autografo, veste materiale e visibile del pensiero scritto, possa, sia pure con molte eccezioni, rivelarci qualche cosa del carattere morale o dell’ingegno d’un uomo? Io non so a quali aste o tagli riconosceva quel tale la mano di Silvio Pellico; ma più d’una volta, come a me credo sia ad altri avvenuto che una scrittura rotonda e minuta, o secca e allungata, o grossa e larga, arruffata o nitida, fitta o rada, semplice o rabescata, abbia fatto pensare almeno ad alcune qualità di chi la vergava. L’importanza poi dell’autografo cresce in ragione dell’antichità, per la quale può esso addivenire segno e carattere morale, nonchè d’individui, ma di tempi; e far risaltare dal confronto certi particolari, che da testimonianze e argomenti più gravi non si dedurrebbero forse con pari agevolezza e spontaneità.

Forse non pensava a tuttociò l’egregio Conservatore delle stampe e de’ disegni della Galleria Fiorentina, quando pose mano alla splendida collezione che io qui annunzio, specialmente agli amatori della erudizione artistica; e questa, come le altre sue imprese, gli furono piuttosto consigliate da quell’intelligente amore per l’arte che ha sempre informatala sua vita operosa e modesta. Ma a me pare veramente, che oltre la curiosità e la passione degli amatori, qualche più grave e fruttuoso desiderio di veri studiosi possa aver pascolo o sodisfazione in queste Scritture d’Artisti. Nè basta: alla pub-