Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/442

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148 rassegna bibliografica

vio Fiorentino di Stato, avuto l’occhio che la loro lunghezza non superasse i diciotto centimetri della carta fotografica: il che egli ci dice aver fatto, perchè gli autografi così compiuti fossero altrettanti documenti biografici, e l’Albo ne acquistasse eziandio tale importanza storica, da poter esser considerato come una buona giunta alle raccolte di lettere e documenti artistici, per le quali, dopo il Bottari, si sono resi benemeriti il Ticozzi, il Gaye, il Gualandi, il Milanesi. Ma non minore della storica, di che accenneremo per ultimo, è la importanza, come dicevamo, letteraria e morale ch’egli ha dato per tal modo alla sua raccolta. I documenti autografi che la compongono sono, d’ordinario, o lettere o portate al Catasto del Comune di Firenze: così nei cinquanta, compresi in queste due prime dispense, abbiamo ventotto lettere, delle quali più che la metà sono state potute dare integralmente; diciannove portate, e molte d’esse pur per intiero; due illustrazioni di disegni, e un’obbligazione. I lettori dell’Archivio credo che ci sapran grado, se riferiremo, come saggio dell’ottima scelta fatta dal signor Pini, alcuni fra questi, non meno che di storia e d’arte, documenti di costume e di lingua. Mi valgo della trascrizione, che è fedelissima; solo permettendomi di ridurre, mercè la punteggiatura, più agevole la lezione.

Alla lingua del buon secolo due documenti, come accennammo, dà sin qui la raccolta: d’un senese e d’un fiorentino. Dal senese potrebbe derivarsi qualche nuova voce al glossario di nostra lingua: veggasene un tratto: «Anni Domini mcccxlviii, a dì xvii d’aprile. Io maestro Michele di ser Memmo da Siena, camaestro del palagio del Comune di Pistoia, prometto a’ signori Operarj di sancto Iacopo, di lavorare e fare una figura d’ariento a la imagine di misser sancto Iacopo apostono, di grandeza d’uno braccio o di quella grandezza che loro parrà; e prometto etc.». La letterina di Taddeo Gaddi a Tommaso di Marco Strozzi è caratteristica per quella incolta semplicità, che tanto piace in antichi e più negli artisti: «Tomaso; Taddeo dipintore tuo, da Pisa. Renditi sicuro che solo per onore avere, io voglio dipignere la tavola; e renditi sicuro che così sarà: onde maestro Paulo, e voi e lui, la fate fare di legname,