Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/445

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rassegna bibliografica 151

Proseguendo, cinque lettere inedite, scelte dal carteggio buonarrotiano e indirizzate al grande maestro, possono far documento e della già nota cordialità di lui, e della bonomia che le tradizioni delle vecchie botteghe del quattrocento conservarono lungamente fra gli artisti del seguente secolo. Poco però ella poteva durare sotto il grave influsso delle corti: e i rabeschi del cavalier Giorgio Vasari vengono opportuni a rammentarcelo, sebbene la sua elegante letterina non parli nè di corti nè d’accademie; e perchè scritta a’ don Vincenzio Borghini e sopra interessi privati, non abbia da sfoggiare in omaggi a Eccellenze e Altezze Serenissime, come le ultime di tempo autografate dal Pini, quando gli artisti non chiederanno più all’arte le libere e solenni manifestazioni del bello, ma, scrive nel 1612 un d’essi toscano, «qualche seguo della servitù mia verso questi signori de’ quali son nato suddito, sotto l’ombra de’ quali protesto di voler vivere e morire». Pia, com’ognun sente, e affettuosissima giaculatoria!

Ma la importanza storica di questi documenti apparisce maggiore se più direttamente si consideri, cioè non tanto nel significato morale o nel valor letterario di essi, quanto rispetto al lor contenuto o alle notizie d’arte a cui danno occasione, mercè le elegantissime e compiute notizie biografiche, che, autografo per autografo, il cav. Gaetano Milanesi dà sopra gli artisti allogati nella Collezione. Ben pochi in Italia saprebbero, credo io, compilare que’ cenni con altrettanta sicurezza di dottrina e felice proprietà di forme, nelle quali spira l’alito degli antichi nostri scrittori d’arte, non a ravvivare frasucce inefficaci e stantìe, ma a dimostrare tuttavia possibile il dir cose belle e degne con forma eletta e nostrale. Nè belle e ben significate solamente, ma spesse volte sono nuove, specialmente intorno agli artisti men divulgati, le notizie che il Milanesi ha saputo raccogliere: tanto che sopra più d’un soggetto e d’una quistione i cultori della storia dell’arte dovranno in queste brevi scritture cercar l’ultima e più sicura sentenza, e di non pochi nomi adornare da esse i loro cataloghi. Cosi, per dare esempio dell’una e dell’altra cosa ed un saggio eziandio del lavoro del dotto archivista fiorentino, egli è forse il primo a par-