Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/448

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154 rassegna bibliografica

«che ad altri furono attribuiti. Inventore di nuova forma di verso italiano, e trovatore ingegnoso di strumenti che agevolarono l’esercizio dell’arte. Nel suono, nel canto, nella danza, nel cavalcare, nello schermire destrissimo. Dell’architettura, pittura, scultura solenne maestro coi precetti e cogli esempi. Fu caro ai pontefici ed a molti principi d’Italia. Pei Malatesti innalzò in Rimini il bellissimo tempio di S. Francesco, e pei Gonzaga il non men bello di S. Andrea di Mantova e il coro della Nunziata di Firenze. Diede pei Rucellai il grazioso disegno delle loro case e della loggia; e vuolsi che sia opera del suo compasso la facciata di S. Maria Novella, rifatta sopra l’antica, sebbene da qualche contemporaneo ne sia data ad altri la lode. Nato da Lorenzo in Genova ai 18 di febbraio del 1405, morì in Roma nel 72». Il Vasari che, come scrittore, alle cure del Pini e de’ fratelli Milanesi e d’altri loro valorosi colleghi tanto deve, è, come artista, giudicato con reverente severità in queste poche linee: «Artefice infaticabile, nocquegli il far molto e presto. Nelle pitture si mostrò artefice pieno di fantasia, risoluto, ma spesso trascurato; e nel disegnare e nel comporre cadde nella esagerazione di chi aveva dinanzi un esemplare grande, ma pericoloso agi’ ingegni minori. In architettura, della quale ebbe buon sentimento, lasciò colla fabbrica degli Uffizi un’opera che meglio provvede alla sua fama d’artista». Tal’altra volta una o due frasi comprendono lungo e ragionato giudizio; ma il sentimento, anche squisito, dell’arte non basterebbe a farle trovare, se non fosse da paziente pratica esercitato, dagli studii ringagliardito. Di cosiffatte mi paiono, dove il Mantegna è chiamato «disegnatore dotto e coloritore di forza»; Mino da Fiesole, «l’Angelico della scultura»; Gian Bologna, «artista di gran pratica e di bella esecuzione»; e nelle figure di Luca della Robbia si nota «la tranquilla espressione che rivela l’animo quieto e sereno dell’artista»; e di «gentilissimo e consideratissimo architetto» si dà lode a Baldassarre Peruzzi, del quale è da avvertire la singolarità dell’autografo, che è un suo disegno da lui medesimo in poche righe illustrato. Al qual proposito, giustamente, parlando degl’intendimenti e del fine della sua Raccolta, notò il Pini «mas-