Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/488

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194 società ligure di storia patria

simo discendente, sia da attribuire la tela di Savona, essendo lo stile di essa disforme dall’epoca del pittore testè ricordato, la cui morte parrebbe avvenuta nel 1451 od in quel torno. Avvertiva quindi la strana coincidenza di nome e d’età d’altri due dipintori, l’uno de’ quali è il Domenico di Vernio indicato dal marcii. Stagliano, e l’altro prodotto dall’Alizeri medesimo si chiama invece Domenico di Nervi. Imperocchè, se questa rassomiglianza e coincidenza (avuto specialmente riguardo alle forme dei caratteri usati nel secolo XV), avea dapprima potuto trar seco una molesta incertezza, e lasciar supporre che le parole de uernio e de neruio accennassero ad un solo e identico artefice; di presente invece ogni dubbio è dissipato circa la reale esistenza di due maestri, l’uno de’ quali è dovuto alla Toscana, l’altro alla Liguria. Domenico di Nervi ebbe un figlio, di nome Giovanni, pittore anch’esso e di merito non comune.

Passando a ragionare di Teramo di Daniele, il cav. Alizeri tesseva col soccorso di molte carte una quasi biografia dello stesso; e adduceva la preziosa testimonianza di un documento che lo dichiara cittadino di Genova e nativo di Portomaurizio. Diceva eziandio come i Caldèra costituissero nel secolo XV una non piccola famiglia d’artefici; e come il già ricordato Simone fosse realmente in quel concetto ch’egli medesimo accennava presso de’ suoi contemporanei, sicchè certe opere di statuaria e di grandissimo momento si voleano eseguite dietro il consiglio e la direzione di quell’abile maestro. Onde interpretando i qualificativi di intaliator et perforator attribuiti al Caldèra nei documenti del march. Stagliano, opinava doversi appunto riconoscere in siffatto artefice lo scultore o modellatore che si prestava ai rilievi da servire all’opera dell’oro; ed essere inoltre da ascrivere a Simone il magistero del forare e del trapungere nella lamina quei gentili rabeschi che fanno il carattere dello stile lombardo teutonico onde s’impronta la bellissima arca già ricordata.

Lo stesso prof. Alizeri leggeva Dell’intarsio in Liguria. Dello aver quivi primamente onorata quell’arte leggiadra, dava egli merito ai Savonesi ed al loro grande concittadino Giulio II pontefice; e però accennato con quanto zelo promovessero le opere del Capitolo nello antico lor Duomo, toccate le vicende cui andò soggetto indi a non molto nel trasferirlo alla nuova Cattedrale, numerati gli stalli, descritti gli ordini, e, quanto è degli intarsi!, procacciato di distinguere in essi due diversi periodi, lodava, malgrado tale circostanza, l’unità nei lavori, e diceva come del concetto del Coro stesso voglia darsi lode ad Anselmo Fornari da Castelnuovo di Scrivia. Al quale affermava doversi in ispecie attri-