Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/506

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212 sul riordinamento degli archivi

cielo sì bello) quando Toscana e Lombardia si reggevano a popolo. Ma dalla natura dei Comuni toscani e lombardi, quanto diversa quella dei Comuni più prossimi all’Alpi! I conti di Savoia (fino dal duodecimo secolo Amedeo III ebbe un poco la signoria di Torino) tenevan d’occhio a quelle città, dove nessun cittadino osò di farsi signore; mentre le città lombarde, libere ma non indipendenti, da poi che la celebre lega, prima guerra d’indipendenza, non le trovò tutte unanimi; all’ombra dell’impero nutrivano i germi di quei principati che dovevano spegnere le libertà municipali. Per privilegio imperiale si riconoscevano libere le città toscane, anche le guelfe; e la più guelfa di tutte doveva da un papa cittadino ricevere il primo duca. Romagna, la dipinse con due grandi pennellate il divino poeta; lo storico ha ben da fare per raccapezzarvi quelle signorie, e descriverle: storia di famiglie più che di popoli, di dolori più che d’opere grandi. Seduta sopra le sue lagune, sta nella storia Venezia sola in parte, come il Saladino di Dante. Questo il medio evo. Poi tre secoli di storia, che s’apri coll’assedio di Firenze; la quale variamente s’atteggia nelle varie parti d’Italia: che i Medici, i Farnesi, gli Estensi, i Papi non sono i governatori spagnuoli di Milano e di Napoli, di Sicilia e di Sardegna; e Genova che dopo il Doria dechina, e Venezia che invecchia, non sono la monarchia che sorge giovane a guardia delle Alpi, e con Emanuele Filiberto torna potente da S. Quintino, col primo Carlo Emanuele s’adorna di lettere e così diventa meglio italiana.

Primo criterio, dunque, da tenersi in gran conto nella questione dei nostri archivi era il carattere che assumono rispetto alla storia particolare di quelli che furono Stati e oggi non sono che regioni del Regno d’Italia. E la Commissione fu per ciò concorde nel ritenere che il governo degli archivi nun si potesse utilmente commettere ad una sola direzione; ma che più soprintendenze, dipendenti dal Ministero, dovessero governarli da vari centri. E il titolo di soprintendenza, che non è nuovo agli archivi d’Italia, verrebbe ad indicare meglio che quello di direzione, la superiorità che dovrebbero; avere su gli archivi di Stato esistenti nelle Provincie comprese in una data regione; archivi che avrebbero capi col titolo di direttori (qualunque fosse il grado loro nella gerarchia) dipendenti dalla soprintendenza. "V. E. vedrà nell’allegata tavola il disegno, che la Commissione ha; fatto, così delle soprintendenze come delle direzioni. Sentivano però i sottoscritti con quanta ragione la E. V. avesse domandato «Se conveniva portare la dipendenza degli archivi sotto un solo Ministero», e tutti concordemente rispondevano di sì. Restava a vedere quale dei due Ministeri, che ora si dividono l’autorità sugli archivi di Stato, potesse ridurla tutta nelle sue mani, per