Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/511

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cinque anni, nè s’indugiassero più di dieci tranne i documenti giudiziari, pei quali secondo la loro qualità si può estendere il tempo a un ventennio); che si preparasse prima il luogo dove raccogliere le carte; che si vietassero i depositi d’epoche saltuarie. E dice questo perchè conosce gli inconvenienti; e sa che archivi spezzati a caso a capriccio, dove sono d’ingombro e dove fanno lacuna. È poi necessario fermare, che le amministrazioni non possano ritirare dagli archivi centrali i depositi, neppure a tempo; ed è di somma importanza inibire, che al tempo dei depositi, o in qualsiasi altra circostanza, si facciano scarti. Uomini competentissimi hanno gridato fortemente contro questo falso principio, che sia sottratto non meno alla storia che all’amministrazione tanti documenti1. Scarti (quando convenga che si debbano fare) non si faranno che in questa guisa. Il soprintendente li propone al Ministro, esponendo largamente le ragioni che ve lo inducono, e che non saranno mai quelle del poco spazio e della poca moneta. Ottenuta la facoltà, a ufficiali esperti commette la scelta delle carte e l’elenco; distinguendo gli scarti da macerare e quelli da vendere. Allora il Ministro manderà chi esamini lo scarto, e solamente sul concorde parere del soprintendente e del proprio delegato vorrà approvarlo con suo decreto. Nè parranno queste a nessuno soverchie cautele; nè i soprintendenti si terranno offesi del sindacato ministeriale; la dura esperienza ci vuole cautissimi; e i soprintendenti sentiranno meno la grave responsabilità degli spurghi.

Ripariamo almeno a queste perdite, che si può! Ad altre vorrebbe la Commissione provvedere, ma si trova impotente. Si tratta, Eccellenza, di quell’andare, che fanno, oltremonte i documenti storici anche preziosi, che talora tornano sotto gli occhi degli Italiani, quasi per istrazio, nei cataloghi d’autografi vendibili su’ mercati di Francia e d’Inghilterra. Unica via di ripararvi efficacemente sarebbe acquistarli: ma vorrà sempre il Governo? o potrà? massime se i venditori vi esagerano il prezzo, fors’anche simulando offerte favolose. Qui non v’ha altro rimedio che obbligare a denunziare l’esportazione dei documenti come quella dei capi d’arte sotto gravi pene, e farne consapevole il pubblico. Fors’è sperabile che il pudore sia freno.

Un’altra riparazione aspettano gli archivi, e la sperano. Nelle pubbliche biblioteche sono documenti che appartennero a qualche serie d’archivio: ne già carte spicciolate, ma interi registri di provvisioni di lettere. Questione così semplice che non doveva entrare

  1. Vedi Bonaini e Panizzi, Di alcune principali questioni sugli archivi italiani; Lucca, 1867.