Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/513

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di stato 219

Negli archivi di Stato già sono ammesssi gratuitamente gli studiosi, dove in forza di decreti e di regolamenti come nei grandi archivi di Napoli e di Palermo fino dal 1818, e nei toscani dopo il 1852), dove in grazia di un principio che i nuovi tempi hanno sempre più reso accettabile. Ma poichè V. E. ne ha fatto un quesito (ed è il decimo) la Commissione deve rispondere; e la risposta non può essere che ispirata da larga ma prudente concessione. E perchè prudente, a consultare la parte degli archivi che sarà dichiarata moderna, nessuno potrà essere ammesso senza facoltà del Ministero; mentre nel resto sapranno i soprintendenti impedire che l’uso non si volga in abuso. Perchè larga, niuna tassa avranno a pagare gli studiosi. Troveranno cortesi accoglienze, indicazioni opportune, e per cinque ore potranno attendere ai lavori ne’ giorni che gli archivi sono aperti.

Resta a parlare dell’ordinamento e degli ufficiali (quesiti sesto, settimo e nono); due cose che la Commissione vede molto connesse fra loro.

Egli è indubitato, Eccellenza, che per ordinare le cose bisogna avere ordinati gli uomini. Ordinamento di archivi, è presto detto; e leggi si fanno in un battibaleno: ma chi pon mano ad esse? La Commissione, che ha avuto le sue buone ragioni per escludere una direzione generale degli archivi italiani, esclude anche un ruolo unico; e chiede che le soprintendenze abbiano un ruolo a sè per tutti gli archivi compresi nella propria circoscrizione. I motivi sono questi:

L’archivista che entrò alunno (e piaccia a Dio che tutti gli archivisti comincino dall’essere alunni) acquistò certamente delle cognizioni generali di paleografia, e di critica diplomatica; ma tenne la mente e gli occhi rivolti in speciale modo ai documenti del suo archivio; e se sinteticamente comprese la storia d’Italia, apprese analiticamente quella della sua regione. E questo è ciò che lo rende singolare, per così dire, dagli altri; e lo studioso d’ogni altra parte d’Italia, anche lo straniero, ricorre a lui come a guida pel non facile cammino della erudizione. Di più: la paleogralia tiene molto del regionale; e se cambia nelle diverse età, più muta col variare di paese, così nella parte estrinseca, che sono i caratteri, come nella intrinseca, che sono le formule, i nomi dei luoghi, delle misure, de’ pesi, e via discorrendo. Ora è indubitato, che se il capriccio delle promozioni balestrasse un ufficiale da una parte all’altra del Regno, da un archivio del settentrione a un archivio del centro o del mezzogiorno d’Italia, con imporre a lui un nuovo e ingrato tirocinio, non farebbe che nuocere così all’archivio che perde un uomo esperto, come a quello che acquista un novi-