Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/632

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338 annunzi bibliografici

secoli i Del Tasso lavorarono d’intagliatore in legno in Firenze: e tra i loro lavori s’ammirano anc’oggi i sedili e un leggio nel coro della Badia. Un Giovanbattista, vissuto nella prima metà del cinquecento, fu anche architetto, e fu lui che disegnò nel 1541 la loggia di Mercato Nuovo e sopraintese alla sua costruzione.

G.


Il caso di Gian Luigi Fiesco; descritto da Giulio suo fratello in una lettera a Benedetto Varchi. - In 8.°, di pag. 18. In Genova, tip. di Gaetano Schenone, 1870. Pubblicata da Cesare Guasti per nozze Da Passano-Roggieri.


Un fratello del Fieschi non era forse la persona da cui il Varchi potesse conoscer tutta la verità sul caso memorabile, per poterlo raccontare nelle sue Storie: ma qualche notizia, qualche causa non a tutti nota, qualche particolare per fondarvi o confermare il suo giudizio ci poteva attingere. E Giulio compiacque alla curiosità dello storico con questa lettera rimasta finora sconosciuta, nella quale non s’avvolge nei laberinti della politica del secolo, ma dice alcune ragioni dello sdegno di Gian Luigi contro la casa Doria signoreggiante, se non di nome, la Repubblica genovese: il non essere stato mantenuto alla casa Fiesca il patto d’un’annua pensione in cambio di dominii ceduti alla Repubblica; un sopruso fatto dai villani soggetti alla repubblica ad altri villani dipendenti feudalmente dalla sua famiglia; e gl’invidiosi sospetti di Giannettino Doria per una famiglia la cui potenza pareva pericolosa alla propria: cagioni che senza dubbio debbono avere avuto una grande elticacia, ma che non si affermerebbe che avrebbero potuto determinar Gian Luigi a quell’azione che gli costò la vita senz’aver fatto alcun bene nè alla Repubblica nè a’ suoi.

G.



Lettere di Andrea Buonsignori oratore senese in Firenze intorno alla morte di Lorenzo il Magnifico con le risposte della Balìa di Siena, ora per la prima volta pubblicate da Cesare Paoli. - In 8vo di p. 24. - Siena, tip. dell’Ancora di G. Bargellini, 1870.


L’ambasciatore Senese non ci dice nulla di più di quanto troviamo in tutte le Storie; bene ci mostra in quale concetto fosse tenuto Lorenzo il Magnifico e quanta fosse l’autorità da lui acquistata presso i popoli rivali della potenza di Firenze; i quali la morte immatura di lui considerarono come una pubblica calamità. Siamo d’accordo col-