Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/106

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102 rassegna bibliografica

tre il vantato tesoro, subito dopo la di lui morte impoverito con malaugurate imprese, nei tempi posteriori non valse ad impedire tremenda rovina, il paese e il popolo di più in più rimanendo oppressi dal peso di un sistema difettoso, e del deperimento, dal medesimo inseparabile, di qualunque genere d’interiori risorse.

Ai precitati schiarimenti sulle finanze, i quali in paragone di altre parti dell’opera, e segnatamente della narrazione troppo prolissa del Conclave, sono piuttosto brevi e appena sufficienti, trovansi aggiunte le considerazioni sulla politica di Sisto quinto riguardo all’estero, esclusi gli affari di Francia. Confesso non capire la ragione che ha l’atto scegliere all’autore tal ordine, inquantochè sarebbe stato più naturale il trattare di seguito delle relazioni estere, invece d’interromperle con materie eterogenee. La ripartizione dall’autore adottata delle singole parti del vasto argomento, mi sembra che non vada esente dal difetto opposto a quello della forma d’annali. Questa a vantaggio della cronologia impedisce lo sviluppo delle singole materie; quella intralcia l’ordine cronologico, levando così al lettore il miglior mezzo per tener a mente la concatenazione degli avvenimenti, mentre non sono da evitarsi le ripetizioni e i passaggi poco motivati, e lo sparire e il ricomparire dei varj personaggi. Credo in un’opera storico-biografica non essere difficile collegare l’uno coll’altro metodo. Ma torniamo all’argomento della seconda parte del quarto libro.

Le relazioni tra il pontefice e Filippo II, dall’autore descritte con evidenza e con retto giudizio, ci mostrano due sovrani, i quali l’un l’altro non amavano; ma avevano bisogno l’uno dell’altro e a vicenda sottostavano l’uno all’azione dell’altro, mentre paratamente tendevano ad uno scopo, pel quale, fosse esso identico o divergente, ritrovavansi a ogni momento in contatto sull’istesso terreno. Il re, propugnatore della causa cattolica per convinzione religiosa ma non meno per motivi politici, nella propria idea vicario laicale di Cristo, negli Stati suoi deciso assolutista nelle cose religiose del pari che nelle governative, dimostravasi inflessibile nelle sue determinazioni e senza riguardo per la Santa Sede allorquando nasceva un conflitto tra i reciproci