Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/151

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sui manoscritti d'arborea 147

ma fiorentino; e già prima della metà del secolo XIII, a petto di varii altri dialetti, si poetava in lingua italiana da Bologna fino alla remota Sicilia; al più può far maraviglia, che di questo fatto, pur certissimo, non sia rimasta memoria in alcuno degli scarsi documenti di quella età. Ma la vera e maggior maraviglia sta nella lingua e nella poesia di tali documenti, oltremodo varia bensì secondo la varietà degli autori, ma l’una e l’altra, lungi dall’essere più rozza perchè più antica, come i Baronci del Boccaccio, è invece più bella e più gentile che non quella dei poeti del secolo seguente. La cosa ha del maraviglioso, ma non è impossibile, anzi, se bene se ne studiano le cagioni, nemmeno improbabile (Osservazioni, § 55, 62); e perciò non se ne può trarre argomento a dichiarare sospette, e molto meno a convincere d’anacronismo e condannare come spurie, le Carte che contengono tali poesie.

9. Se un manoscritto è sincero, di necessità (e lo riconosce anche il Liverani), sono sincere (diciamo sincere, non diciamo vere, poichè anche un documento sincero può dire il falso) le notizie che contiene. Quindi coloro che credono che la sincerità paleografica di un manoscritto possa riconoscersi a segni esterni, dall’evidente sincerità dei manoscritti d’Arborea si trovano costretti ad ammettere anche la sincerità dei documenti che contengono. Vidi parecchi, oppressi dalla forza dell’argomento, convinti ma non persuasi, recalcitrare contro le naturali e necessarie conseguenze di premesse ch’essi pure ammettevano; riconoscere sincere queste carte, e sentirsi maggiormente inclinati a rigettarle come spurie: tanta è la forza di inveterati pregiudizii, cui varrà a distruggere più ancora il corso degli anni, che non la luce che pur viene e verrà da sempre nuove dimostrazioni! - Coloro all’incontro, che assolutamente non vogliono ammettere, per esempio, l’autenticità di quelle poesie, essi, o i più almeno, riconoscendola manifesta falsità delle accuse paleografiche mosse contro quei manoscritti, e la vanità delle obiezioni di altro genere; e vedendo per soprapiù, come da giudici competentissimi quei codici siano dichiarati indubiamente sinceri; alcuno fra quei contradittori avendo anzi avuto sott’occhio parecchi di quei codici, e trovatili paleograficamente irreprensibili: sono costretti a schermirsi asserendo, che un abile paleografo può bensì dichiarare che un manoscritto è falso, non mai che è sincero; e contendendo, che non vi ha contrafazione impossibile ad un abile falsificatore. - Non concediamo, ma supponiamo un istante, che così sia; od anche poniamo, che più non compaiano gli antichi manoscritti. La sincerità dei documenti d’Arborea ne sarà meno evidente, ma non meno certa. Coll’esempio di quanto si fece nei luoghi e nei tempi a noi più noti noi imaginiamo, ma in sostanza