Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/192

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188 documenti pisani

rioordia . non vogli che questi dì sancii ci diano aliano, come sono soliti li altri anni etc.

Siamo a’ dì xij:1 et da Antonio de’ Fabri conestabile a Cascina c’è lettere come le cose soprascripte di Firense sono verissime; et che le robbe di Lorenso di Piero Francesco si vendeno all’incanto, et che ogni dì v’è morto qualcuno et stanno continuo in arme, et che li capi delle gente, così a cavallo come a piè, che sono qui alle frontiere, sono tutti iti alla volta di Fiorensa. In modo che bora sarìa il tempo di lare facti. Sì che sollicitate cotesta Illma Signoria che non vogli lassare perdere questa occasione: che quel che bora si porrà facilmente acquistare, non sensa diflìcultà grande, sublata questa occasione, se acquisterìa, come tucto consta evidentemente. Però iterum suplicate de sollecitudine; che bora mai il paese è capace di potere tenere et nutrire gente et cavalli; che la erba è grande. È stato qui il Magnifico messer Iohanni Paulo;2 et sono tandem tucti due d’una medesima oppinione che noi. Si che iterum sollicitate; et noi vi daremo aviso del successo. Ex palatio nostro, die xij suprascripta, etc.

(Reg. cit., c. 279 t. - 280).



X.


1499, aprile 17, st. pis.


Gli stessi come sopra.



Omissis etc. Da Firense haviamo come una certa conpagnia nuovamente facta fra 500 giovani et più, di quelli che sono di buono sangue et poveri, et tenuti già fuori del governo, se anno quasi vendicato il dominio di quella terra, et deposto di officio li Diece della guerra et li Otto che erano

  1. Sebbene tutta la lettera porti la stessa data del 12 aprile, è da ritenere che la narrazione de tumulto a S. Marco sia scritta in uno de’ giorni precedenti.
  2. Giampaolo Gradenigo condottiere di soldati Veneziani in aiuto di Pisa (Arch. cit. Lettere agli Anziani, filza III, c. 756 e 783).